Intervista a Pete Churchill docente alla Royal Academy

In questa edizione, sono lieta di presentarvi il mio amico e mentore da molti anni, Pete Churchill. L’ampiezza della sua influenza e del suo entusiasmo per i progetti musicali e l’impatto pedagogico avuto su generazioni di musicisti in tutto il mondo, semplicemente non possono essere sottovalutati.

NF: Per prima cosa ho chiesto a Pete Churchill a cosa stesse lavorando in questo periodo.
PC: Insegno composizione e arrangiamento jazz alla Royal Academy of Music e insegno anche al Royal Conservatory di Bruxelles, dove dirigo un dipartimento vocale jazz. È quasi come se avessi due vite; a Bruxelles sono un cantante jazz e nel Regno Unito sono un compositore jazz. Sono sei anni che viaggio avanti e indietro sull’Eurostar. Dirigo anche un grande coro comunitario chiamato “Brussels Groove Collective” – sono davvero fantastici. Questo è il mio “lavoro d’ufficio”, se vuoi, e poi ho il mio lavoro freelance e dirigo il mio coro londinese, il “London Vocal Project” (LVP).

pete churchillNF: LVP grande coro di cui ne ho fatto parte, puoi raccontarmi di loro per siing magazine?

PC: Siamo un “coro a progetto”, quindi sogniamo nuovi progetti per realizzare la nostra missione. Il nostro primo concerto “post lockdown” è stato il 5 dicembre, al Pizza Express di Londra dove  abbiamo cantato il nostro programma spaziando da James Taylor ad arrangiamenti di nuovi cantautori come Ben Barritt, Becca Stevens, Michael Kiwanuka ecc.
Dovrei menzionare che uno degli scopi principali di LVP è sostenere la nuova musica – fare cose che semplicemente non accadrebbero se non le facessimo. Abbiamo delle abilità particolari, io m’immagino come un burattinaio magico  e questo ci consente di valorizzare musica nuova  e forse di recuperare musica che altrimenti potrebbe essere dimenticata.

NF: So che hai avuto l’onore di collaborare con il padre dello scat Jon Hedricks, raccontaci un po’ come è nato questo progetto.

PC: Jon Hendricks, il grande paroliere jazz, il ‘Poet Laureate of Jazz’, come lo chiamano, o il ‘James Joyce of Jive’ – il grande paroliere e cantante Bebop della fama di ‘Lambert, Hendricks e Ross’ che visse fino a alla veneranda età di 96 anni. Noi (LVP) lo abbiamo incontrato in un workshop alla Royal Academy of Music ed è stato in quel momento che ho sentito parlare del suo progetto di lunga data, dove stava scrivendo da ormai più di cinquant’anni i testi del grande capolavoro di Gil Evans/Miles Davis , “Miles Ahead”. Tutti gli dicevano che era impossibile da cantare. (Norma Winstone, la grande cantante jazz britannica, ha detto che alla fine degli anni ’60 Jon Hendricks aveva bussato alla sua porta cercando di convincerla a fare Miles Ahead). Quindi finalmente eccoci qui, 50 anni dopo, e ho stupidamente detto: “Beh, lo faremo”. E cosi fu deciso: lo avremmo fatto a tutti i costi. Così sono andato a New York e ho lavorato con Jon arrangiando l’intero album per il London Vocal Project e siamo riusciti con l’aiuto di Quincy Jones ad andare tutti a New York per cantarlo davanti a Jon prima che morisse.

Il contenuto di questo articolo
è riservato agli abbonati

oppure entra con le tue credenziali

Share your thoughts