Mauro Banfi, fisioterapista, osteopata e vocologo clinico, esplora in questo contributo pubblicato su SIING Magazine Vol. 21 una scoperta neurofisiologica di grande rilevanza per tutti coloro che studiano, insegnano o curano la voce: il Riflesso Trigemino-Vocale (TVcR), identificato in uno studio del 2025 pubblicato su Clinical Neurophysiology.
Il Riflesso Trigemino-Vocale: una connessione neurologica diretta tra mandibola e corde vocali
Il corpo umano regola funzioni motorie complesse attraverso meccanismi riflessi automatici, senza alcun intervento volontario. Banfi ricorda come questi archi riflessi in cui un sensore periferico invia un impulso al midollo o al tronco encefalico, che a sua volta genera una risposta motoria a distanza siano da sempre sfruttati empiricamente nel canto attraverso movimenti mimici facciali.
Tuttavia, i meccanismi sottostanti erano spesso poco chiari e variabili tra i soggetti.
Il percorso del riflesso: tre fasi fondamentali
Lo studio “Introducing the Trigemino-Vocal Reflex (TVcR): New insights to assess brainstem connectivity” chiarisce finalmente questo meccanismo in tre fasi distinte. Prima, la stimolazione del nervo trigemino — in particolare della branca mentale — genera un impulso elettrico. Secondo, questo stimolo raggiunge il bulbo cerebrale e il nucleo ambiguo. Terzo, viene generato un comando motorio al nervo vago che, attraverso il nervo laringeo ricorrente, induce una contrazione adducente delle corde vocali. Il sistema mandibolare, dunque, parla direttamente alle corde vocali, bypassando completamente la volontà conscia.
Implicazioni cliniche: bruxismo, dolore e ipercinesia laringea
Le conseguenze pratiche di questa scoperta sono rilevanti. In presenza di iperattivazione trigeminale — come accade nei soggetti bruxisti, in chi soffre di disfunzioni craniomandibolari o in presenza di dolore orofacciale il riflesso può pre-attivare o perturbare in modo involontario l’adduzione delle corde vocali. Questo potrebbe spiegare numerosi casi di ipercinesia laringea, attacchi glottici, sensazioni di instabilità vocale e costrizione laringea. Esiste inoltre una relazione secondaria con il nervo ipoglosso, che governa la dinamica di lingua e osso ioide, ulteriore elemento da considerare nella valutazione foniatrica e osteopatica.
Per fisioterapisti, osteopati e logopedisti, conoscere il Riflesso Trigemino-Vocale significa riconfigurare l’approccio terapeutico: non più solo intervento biomeccanico, ma modulazione neurologica. Ridurre la frequenza di scarica trigeminale equivale a ridurre il “rumore di fondo” che perturba la precisione del nervo vago, restituendo alla laringe la capacità di rispondere con linearità ai comandi artistici e funzionali. Il miglioramento vocale post-trattamento trova così una base neurofisiologica solida e misurabile.
Leggi la dispensa completa qui di seguito, per approfondire tutte le implicazioni cliniche e didattiche di questa importante scoperta.
Leggi anche l’articolo: Franco Simone: 50 anni di musica








