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Storia del Canto Barocco: Arte e Pedagogia
Marzo 24, 2026

Elza Soares cantante brasiliana: vita e voce

Tratto dall’articolo scrittodal Prof. Alessio Surian ELZA SOARES:“Voglio che il mio grido abbia un’eco” Volume 5 – Siing Magazine Da una favela di Rio al cuore […]

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Marzo 24, 2026

Tratto dall’articolo scritto
dal Prof. Alessio Surian

ELZA SOARES:
“Voglio che il mio grido abbia un’eco”

Volume 5 – Siing Magazine

Da una favela di Rio al cuore della cultura mondiale ecco la storia di Elza Soares cantante brasiliana, una donna che ha trasformato il grido in musica.

In questo articolo Alessio Surian, docente in Dinamiche Comunicative all’Università di Padova, racconta la figura di Elza Soares, cantante brasiliana scomparsa il 20 gennaio 2022 a novantuno anni, ripercorrendone la traiettoria artistica e umana attraverso fonti dirette, riconoscimenti pubblici e una significativa intervista rilasciata dalla stessa artista.

Il testo si apre descrivendo la reazione del Brasile alla notizia della morte: la scuola di samba Mocidade Independente de Padre Miguel entra in lutto, il comune di Rio de Janeiro proclama tre giorni di cordoglio ufficiale, e il cantautore Celso Sim conia il termine “Elzacene” per definire un’epoca culturale che porta il segno indelebile di questa donna. Con questa cornice, l’autore introduce il senso più profondo del profilo: Elza Soares non è solo un’icona musicale, ma un simbolo di resistenza e riscatto per una donna nera, cresciuta in povertà, che ha saputo trasformare la propria voce in strumento di lotta sociale.

Surian ripercorre poi la carriera della cantante dagli esordi difficili negli anni Cinquanta e Sessanta, quando ottenere spazio radiofonico o un contratto discografico era per una donna nera quasi impossibile. Elza ci riesce intorno ai trent’anni, grazie a una voce inconfondibile, capace di toni rochi e oscuri, persino di imitare Louis Armstrong. I suoi primi successi la portano da Rio al resto del Brasile e in tournée attraverso le Americhe, con brani destinati a diventare classici del samba. Nel 1962 canta per il Brasile ai Mondiali FIFA; in seguito, insieme al calciatore Garrincha, vive in Italia tra il 1969 e il 1971, registrando anche in italiano.

Elza soares in italia

L’articolo evidenzia la sua capacità di dialogare senza timore reverenziale con tradizioni musicali diverse, da Armstrong a Cole Porter a Duke Ellington, spesso in collaborazione con artisti del calibro di Caetano Veloso, Gilberto Gil e Chico Buarque. Particolare rilievo viene dato alla sua produzione più matura: due album realizzati intorno agli ottant’anni, “A Mulher do Fim do Mundo” (2015) e “Deus É Mulher” (2018), costruiti insieme a musicisti e arrangiatori di São Paulo, confermano una vitalità creativa e una coerenza di messaggio che non si affievolisce con l’età.

Il filo conduttore dell’articolo — esplicitato già nel titolo “Voglio che il mio grido abbia un’eco” — è la dimensione militante della sua arte. Surian ne dà conto in modo particolarmente efficace attraverso stralci di un’intervista rilasciata da Elza nel 2019, in occasione del conferimento del titolo di Dottore Honoris Causa da parte dell’Università Federale del Rio Grande do Sul. In quelle parole emerge con forza la visione dell’artista: la musica come grido collettivo, la lotta contro il pregiudizio razziale, l’omofobia e la condizione precaria degli insegnanti, la scuola pubblica come priorità civile. Elza parla dei suoi ottantatré dischi come di altrettante richieste di giustizia rivolte al proprio paese, sottolineando che nulla è cambiato nella sostanza della sua battaglia.

L’intervista rivela anche la profondità dei ricordi d’infanzia, sempre presenti: la madre lavandaia, il peso dei recipienti d’acqua portati sulla testa, la fame, il sacrificio. Ogni premio ricevuto, dice Elza, la riporta a quei momenti, confermandole che valeva la pena lottare. Non la paura, ma la consapevolezza della difficoltà ha guidato ogni sua scelta: essere donna, nera e povera erano, nelle sue stesse parole, “tutte le caratteristiche per fallire”, eppure la carriera ha funzionato e continua a farlo.

L’articolo si chiude con i versi di “Mulher do fim do mundo”, riportati in portoghese e in traduzione italiana, a sigillare il senso di una vita intera dedicata al canto come atto di resistenza e speranza, ascoltata e cantata oggi da decine di milioni di persone nel mondo.

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