Giulio Carmassi

Giulio Carmassi: vita da polistrumentista

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Vocologia artistica: ponte tra arte e scienza

Tratto dall’articolo scrittoda Franco Fussi Volume 5 – Siing Magazine In questo articolo Franco Fussi, medico chirurgo specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, ripercorre le tappe fondamentali […]

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Aprile 7, 2026

Tratto dall’articolo scritto
da Franco Fussi

Volume 5 – Siing Magazine

In questo articolo Franco Fussi, medico chirurgo specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, ripercorre le tappe fondamentali che hanno portato alla nascita e allo sviluppo della vocologia artistica in Italia e nel mondo, offrendo una testimonianza diretta e preziosa di un percorso che ha attraversato decenni di storia medica, pedagogica e artistica. Il testo, pubblicato su Siing Magazine con il titolo “Storia della vocologia artistica”, si configura come un racconto in prima persona che intreccia biografie, incontri, istituzioni e riflessioni teoriche, restituendo al lettore un affresco vivace e articolato di una disciplina ancora giovane ma di straordinaria rilevanza per chi lavora con la voce.

Il punto di partenza è l’Italia degli anni Sessanta, quando i primi otorinolaringoiatri mossi da una passione genuina per l’arte vocale cominciarono a occuparsi della salute dei professionisti del canto. Fussi cita Carlo Meano a Milano e Giuseppe Bellussi a Roma come figure pionieristiche, ai quali si affiancò poco dopo Lucio Croatto, promotore del primo corso di laurea in logopedia presso l’Università di Padova.
A questi si aggiunse Oskar Schindler a Torino, figura centrale nel racconto di Fussi: fu Schindler, già nel 1974, a pubblicare insieme alla docente Nanda Mari il primo testo dedicato al dialogo tra foniatria e canto, e fu sempre lui a introdurre Fussi ai grandi appuntamenti internazionali dedicati alla voce, come il Voice Symposium di Salisburgo e la Voice Foundation di Philadelphia.

Fussi descrive come questi incontri gli rivelarono che lo studio della voce artistica era già avviato a livello internazionale, aprendo per lui la possibilità di trovare interlocutori e compagni di ricerca. Parallelamente, in Italia, esperienze come quelle della dottoressa Berioli a Tabiano — dove si svolgevano incontri tra fisiologi del canto e didatti contribuivano a costruire un tessuto di relazioni interdisciplinari sempre più solido.

Un momento cruciale nel racconto è il 1998, quando Fussi organizzò a Ravenna, nel Foyer del Teatro Alighieri, una giornata dedicata alle problematiche della voce nel cantante. L’interesse del pubblico superò ogni aspettativa, e da quell’esperienza nacque l’idea di un appuntamento biennale stabile. Nel 1999 si tenne così il primo Convegno di Foniatria e Logopedia dedicato alla Voce Artistica, giunto nel 2021 alla sua tredicesima edizione: è in questo contesto, secondo Fussi, che il termine “Foniatria Artistica” ha preso forma e identità in Italia.

Sul versante internazionale, l’autore illustra le origini del termine “vocologia artistica”, coniato dal laringologo Ingo Titze e introdotto nel titolo di una rivista scientifica nel 1997. La vocalist e ricercatrice Katherine Verdolini Abbott contribuì a diffonderlo con un saggio dedicato. Fussi chiarisce che il concetto di vocologia artistica va ben oltre la semplice riparazione di una voce danneggiata: riguarda il potenziamento e il rafforzamento delle capacità vocali in funzione delle esigenze specifiche del professionista, che si tratti di canto, recitazione o oratoria.

In Italia la vocologia è descritta come una super-specializzazione che non crea una nuova figura professionale, ma attribuisce una competenza trasversale a medici, logopedisti e docenti di canto. Il percorso formativo principale è il Master di primo livello dell’Università di Bologna, preceduto dal Corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica istituito dal 2005-2006 per iniziativa del professor Mazzotti.

Nella parte conclusiva, Fussi riflette sull’approccio clinico al cantante, sottolineando come la valutazione foniatrica debba sempre confrontarsi con il sintomo del paziente, le sue esigenze fonatorie e l’ascolto del didatta. Il canto è definito come un’espressione multifattoriale che risponde a coordinate spazio-temporali, culturali, stilistiche e comportamentali: nessuna di esse può essere trascurata. L’articolo si chiude con una citazione di Giuseppe Bellussi “l’arte può comprendere la scienza, non viceversa” che sintetizza la filosofia di fondo di tutto il testo: il primato dell’esperienza artistica come orizzonte entro cui la scienza è chiamata a offrire il suo contributo.

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