Tratto dall’articolo scritto
da Marco Forgione
The one voice band
Volume 1 – Siing Magazine
L’articolo, scritto da Marco Forgione, cantante e human beatboxer, esplora una domanda affascinante: può una sola voce creare l’impatto emotivo e sonoro di una band, di un coro o addirittura di un’intera orchestra? Forgione guida il lettore in un viaggio tra storia, tecnica e possibilità espressive della voce usata come strumento totale, capace di integrare melodia, ritmo e colore timbrico in un unico corpo sonoro.
A partire dall’esperienza rivoluzionaria di Bobby McFerrin nei primi anni ’80, l’autore racconta come un solo performer, grazie a competenze vocali raffinate, uso del corpo e forte presenza scenica, possa dar vita a un autentico “one man show” basato esclusivamente sulla voce. Vengono messi in luce il lavoro su linee di basso, melodie, groove corporei e interazione con il pubblico, mostrando come il minimalismo dei mezzi possa generare un coinvolgimento massimo. Forgione sottolinea inoltre l’impatto che McFerrin ha avuto sulle generazioni successive di beatboxer, aprendo la strada a un approccio più musicale e meno puramente virtuosistico alla vocalità ritmico-percussiva.
L’articolo prosegue con esempi di artisti contemporanei che incarnano la filosofia della “one voice band”, come Gene Shinozaki, cantante, beatboxer e produttore che porta nel beatbox una dimensione melodica e narrativa profondamente comunicativa. Spazio anche a Dub FX e all’incontro tra voce, loop station e multieffetti: qui la tecnologia diventa alleata della creatività, trasformando il performer in un vero “uomo orchestra” del presente, senza più bisogno dell’arsenale di strumenti che caratterizzava le generazioni passate. Il risultato è un affresco vivo di come voce, elettronica e pratica performativa possano fondersi in un’unica identità artistica.
Per docenti di canto, musicisti e appassionati di pedagogia vocale, il contributo di Marco Forgione offre spunti concreti per ripensare la formazione: dalla consapevolezza ritmica al corpo-percussione, dall’improvvisazione al dialogo con la tecnologia, la “one voice band” diventa un laboratorio ideale per sviluppare competenze trasversali negli allievi.
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