Artigianato anarchico di musica: Luca Carocci

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Questo articolo di Carolina Lidia Facchi, cantante, docente di canto e musicologa, racconta l’universo umano e musicale di Luca Carocci a partire dal suo nuovo lavoro “Gesucristo forse è morto di freddo”, uscito il 12 dicembre 2025 per Flamingo Management e distribuito da Ada Music Italy.

Carolina Lidia Facchi ci conduce dentro il mondo di un cantautore, produttore e polistrumentista capace di trasformare la quotidianità in materia poetica, tra sincronicità, ricordi, errori e felicità intesa come atto di volontà più che come premio. L’articolo intreccia biografia, analisi del disco “Gesucristo forse è morto di freddo” e riflessioni politiche e sociali, restituendo la cifra artigianale e radicalmente umana di una musica registrata in presa diretta, dove l’imperfezione diventa valore e resistenza all’appiattimento del mainstream.

Un dietro le quinte prezioso per musicisti e addetti ai lavori: registrazioni in presa diretta come atto di disobbedienza, riappacificazione con l’errore, critica al modello industriale che tratta la musica come prodotto e rivendicazione dell’arte come apoteosi dell’imperfezione.

Un dialogo che tocca anche la relazione tra arte e intelligenza artificiale, ricordando che ciò che rende la musica necessaria è la sua irriducibile umanità: l’artista non deve essere credibile, ma incredibile, come il fornaio di quartiere che ogni giorno crea qualcosa di inatteso.

Questo articolo quindi è pensato per chi fa musica, la racconta o la ama in modo visceralmente autentico: una lettura che invita a riscoprire la canzone d’autore come strumento di resistenza poetica e civile, e che vale la pena scaricare per entrare, strato dopo strato, nelle “pareti di roccia con sedimenti variopinti” che sono poi le canzoni di Luca Carocci.

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