didattica del canto

Didattica del canto: riflessioni sulla sua decadenza

Riflettiamo insieme sulla didattica del canto ed eventuale sua decadenza che se guardiamo bene non è mai esistita…

articolo scritto da Silvia Girotto

 

Era il 1723 e il celeberrimo cantante castrato Piefrancesco Tosi si rivolgeva ai Maestri di canto ‘moderni’ criticando i loro allievi perché non seguivano con rigore i princìpi della bella e ‘antica’ scuola italiana.

E cominciamo bene! Si può dire? Ma sì, lo sappiamo: i bei tempi andati consegnano ad ogni epoca ‘moderna’ la sensazione che qualcosa di importantissimo sia andato perduto lungo il tragitto della storia della didattica e, nel nostro caso, aggiungiamo pure che il Maestro di canto (e il suo metodo) è da sempre un appetitoso oggetto di critica da parte dei colleghi. 

La letteratura in merito ci offre splendidi trattati che documentano il tramandarsi di un’arte vocale apparentemente sempre in difetto, vittima di un continuo deteriorarsi; ecco svelato il motivo per cui è dalla notte dei tempi che al cantante tutti appioppano il cliché del lamentoso! Ma ora diamo un occhio a cosa, in Italia, gli ‘antichi’ abbiano detto dei ‘moderni’:

  • il librettista Pietro Metastasio ci fa sapere che nel 1772 non era rimasto alcun cantante ‘moderno’ che sapesse sostenere il suono come invece sapevano fare gli ‘antichi’ e che nessun Maestro fosse più in grado di preparare i propri allievi;
  • nel 1774 il sopranista Giovanni Battista Mancini scrive che la buona musica è decaduta (nel 1774!!!) per colpa dei molti che si accingono a fare i maestri di canto senza mai averne imparate le regole; 
  • nel 1816, anche Girolamo Crescentini rincara la dose sostenendo che una buona scuola di voce sia cosa ormai rarissima, un’arte perduta; 
  • Francesco Lamperti, didatta di fama mondiale, scrive un intero trattato Sulla Decadenza dell’Arte del Canto ed è anche grazie a lui che scopriamo che (rullo di tamburi) nel 1800 c’era chi si lamentava che compositori ‘moderni’ come Rossini, Verdi e Wagner, rovinassero la delicatezza e la naturalezza delle voci ‘antiche’.

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